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La Botanica di BAM: Come nasce una rosa?

La Botanica di BAM: Come nasce una rosa?

Torniamo con la rubrica La Botanica di BAM, a cura del nostro Botanical Content Partner AG&P.

Se vi chiedessimo di dire il nome del primo fiore che vi viene in mente, cosa direste?


La rosa, giusto? È sicuramente il fiore più amato! Ne siamo talmente invaghiti che abbiamo creato migliaia (più di trentamila!) di ibridi e cultivar partendo da poche specie selvatiche.


L’infinita varietà di forme e colori che abbiamo oggi a disposizione deriva dall’incrocio di una manciata di rose che erano presenti in natura.
Quindi come nasce una rosa?

Prima di cominciare serve fornirvi qualche definizione, ossia cosa intendiamo quando parliamo di “ibridi” e “cultivar”.

Ibrido: organismo che nasce dall’incrocio, spontaneo o favorito dall’intervento dell’uomo, di due piante.
Obiettivo? Unire il meglio di entrambe le piante per creare una rosa da sogno!
Per esempio ho due rose: una profumatissima, l’altra resistente alle malattie.
L’ibrido che voglio ottenere sarà sia profumato che resistente!
Oppure posso anche provare a fondere due colorazioni particolari.

Ma come avviene operativamente?
Innanzitutto scelgo due rose da incrociare.
Il primo passaggio è l’asportazione degli stami* (la parte maschile) dalla rosa madre per evitare che si autofecondi. A questo punto abbiamo una rosa su cui è rimasta la sola parte femminile, pronta per essere impollinata. Con un semplice cotton fioc o pennellino si raccoglie il polline della varietà “padre” che andrà strofinato sui pistilli * (apparato riproduttore femminile) del primo fiore a cui abbiamo precedentemente tolto gli stami.
Dopo l’impollinazione, per evitare contaminazioni da parte di insetti o del vento, si protegge l’incrocio con un cappuccio di carta o una bustina di tulle (che chic!).
Se l’impollinazione è andata a buon fine, la parte basale del fiore si ingrosserà e da lì si estrarranno i semi che daranno vita a una nuova pianta: un ibrido! Voilà!

Ma come si “scrive” un ibrido?
Secondo le regole ben precise dettate dal Codice internazionale per la nomenclatura delle piante coltivate (CINPC): il nome dell’ibrido interspecifico* si forma mettendo il segno di moltiplicazione “×” tra le due specie (es. Rosa chinensis × gigantea) o assegnandogli un epiteto specifico (es. Rosa × odorata).


Cultivar: abbreviazione di cultivated variety (cv.) e cioè varietà coltivata, una varietà selezionata o creata dall’uomo che possiede qualità/caratteristiche ornamentali, agronomiche o commerciali. Chi crea una nuova cultivar, se questa possiede determinate caratteristiche (distinta, uniforme e stabile), può registrarla come proprietà intellettuale (Plant Breeders’ Rights – PBR). Si tratta di una sorta di “brevetto verde” per chi inventa nuove piante!

La nomenclatura delle cultivar segue le regole del CINPC: il binomio botanico è seguito da un epiteto aggiuntivo racchiuso tra apici semplici, non scritto in corsivo (Rosa banksiae ‘Lutea’).
Avreste mai pensato a così tanta fatica per far nascere una rosa?

Glossario:

*Stame: elemento composto da una parte sterile detta filamento, che porta all’apice la parte più fertile detta antera, nella quale si forma il polline.
*Pistillo: elemento composto da una porzione basale detta ovario (contenente uno o più ovuli), una parte assiale detta stilo e una terminale detta stigma che serve a ricevere e trattenere il polline. Dopo la fecondazione degli ovuli, l’ovario si trasforma sviluppando il frutto, mentre gli ovuli stessi maturano trasformandosi in semi.
*Ibrido interspecifico: incrocio tra due specie dello stesso genere

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