La Botanica di BAM: alla scoperta dell’angolo del Taxodium

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Nuovo appuntamento del diario di bordo botanico della natura della Biblioteca degli Alberi, a cura di AG&P, content partner di BAM.

Settembre è stato un mese di cambiamenti, il mese in cui si passa dalla calda estate al più freddo autunno. Questo momento di transizione è chiamato Equinozio d’Autunno…ma cosa vuol dire? La traduzione letterale della parola latina significa “notte uguale” e indica quel momento dell’anno in cui notte e giorno durano lo stesso numero di ore.
E’ il momento in cui la Terra, nella sua rivoluzione intorno al Sole, si trova ad avere quest’ultimo nel suo punto più alto -definito “zenit”– rispetto alla linea dell’equatore.


Questo cambio di luce e temperatura interessa anche le piante, che sono in grado di percepirne anche le più piccole variazioni!
Alcuni semi, come quelli delle mele ad esempio, devono percepire un preciso numero di giornate di freddo per riuscire a germinare; mentre altre specie botaniche regolano la propria fioritura in base a quante ore di luce ricevono durante la giornata…e questi sono solo due piccoli esempi dell’incredibile sensibilità del mondo vegetale!

Un altro elemento fondamentale per le nostre piante, nonché ingrediente base di tutte le reazioni biochimiche, è l’acqua. Forse qualcuno di voi avrà notato il mese di siccità che si è verificato al termine dell’estate e che ha influito non poco sul benessere dei nostri amici vegetali…perché ricordiamo che essere dotati di un sistema d’irrigazione certamente aiuta, ma una bella piovuta è tutt’un’altra cosa!
Perché la pioggia rinfresca sia l’aria e che le foglie, ne lava via le impurità dalle lamine e consente di bagnare il terreno diffusamente e in profondità, garantendone riserva e vitalità nel lungo periodo….E così, se in questo settembre appena passato avete trovato le piante un po’ più spente del solito e in preda quasi a un “autunno anticipato”, capite quale ruolo importante giochino fattori come precipitazioni e temperature, specie nelle nostre città, ma fortunatamente le piante hanno una buona resistenza e con le giuste cure, torneranno in forma come prima!


Oggi parliamo dei Taxodium distichum: questo nome botanico è una parola composta dal genere Taxus “tasso” e il termine greco eidomai “somigliare”, a indicare un’alberatura che assomiglia al genere vegetale del Tasso. Questo è valido unicamente per la forma delle sue foglie, in quanto i due generi differiscono in realtà per moltissime altre caratteristiche. Distichum deriva invece da dis “doppio” e stichos “fila”, indicando la disposizione delle foglie su file parallele…Quante informazioni contenute in un solo nome botanico!
Raggiunge altezze considerevoli arrivando fino ai 40m di altezza ed è anche molto longevo, pensate che può arrivare a raggiungere anche i 1000 anni!
Nel corso del tempo, quest’albero è stato chiamato in molti altri modi più strani o evocativi, come Cipresso calvo o Cipresso delle paludi…Perché questa moltitudine di appellativi?

Dovete sapere innanzitutto che il Taxodium è una delle pochissime conifere spoglianti; le sue foglie sono aghiformi, lunghe da 1 a 2 cm, molto morbide e caratterizzate da un verde brillante e vivace; la particolarità è che diversamente alla gran parte delle conifere, in autunno assumono una bellissima colorazione rossastra tendente al ruggine, per poi cadere dolcemente a terra.
Cadendo, le foglie portano con se anche i piccoli rametti laterali ai quali sono attaccate, motivo per cui la pianta appare allora particolarmente…”calva”!

L’accoppiamento con il laghetto è nato per favorirne le condizioni tipiche del suo habitat naturale: le paludi sommerse della Florida. Questa pianta è tranquillamente in grado di crescere anche su terreni asciutti ma, diversamente dalla maggior parte delle specie, è quando incontra l’acqua che sprigiona il meglio di sé!
Con l’acqua e con il tempo, la base del suo tronco si allarga, puntellandosi di grosse protuberanze coniche che risalgono dalle radici verso l’alto, emergendo dal terreno paludoso per raggiungere aria e ossigeno.

Queste protuberanze si chiamano pneumatofori (dal greco pneumos: soffio, aria e fero: portare) e grazie ai loro particolari tessuti, permettono alla pianta di respirare anche quando la base del suo tronco si trova completamente immersa…pensate che questi elementi possono arrivare anche ai 3 m di altezza.
Negli esemplari molto grandi gli pneumatofori sono particolarmente visibili e scenografici, ne potrete vedere degli incredibili esempi sulle sponde degli specchi d’acqua dei Giardini Indro Montanelli o di Parco Sempione.


Piccolo glossario


Lamine: la parte piatta delle foglie.
Spoglianti: detto di una pianta che perde le foglie durante il periodo invernale, andando in riposo vegetativo.
Pneumatofori: uno specifico tipo di radice, tipico delle piante che si sviluppano in ambienti palustri e suoli asfittici, che presentano quindi una concentrazione di ossigeno insufficiente ad assicurare la respirazione.
Crescono in numero vario a seconda della pianta nel quale si manifestano e si ergono verticalmente fuori dal terreno, permettendo così all’ossigeno di arrivare fino alle radici. Vengono anche chiamati radici respiratorie.

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